CONTROLLO DI VICINATO: FACCIAMO CHIAREZZA

L’associazione nazionale.

Il Controllo di Vicinato è un progetto studiato ed approntato negli anni 2007/2008 dai signori Gianfrancesco Caccia, Francesco Caccetta e Leonardo Campanale. In quegli anni ognuno di essi, nel proprio territorio di residenza ed a proprio modo, iniziò ad occuparsi di sicurezza partecipata mettendo in collegamento alcuni residenti dei loro rispettivi comuni. Venuti a conoscenza l’uno dell’altro, decisero di approntare un vero e proprio progetto di sicurezza partecipata. Il progetto si era dotato anche di un logo, ideato da uno dei fondatori e registrato, a suo nome, presso l’Ufficio Marchi e Brevetti della Camera di Commercio di Varese. Nell’aprile 2015 decisero di costituire l’Associazione Controllo del Vicinato (in breve ACdV), al fine di coordinare gli sforzi di tanti volontari che nel frattempo si erano uniti al progetto.

L’associazione, fin dalla sua costituzione, fece un ottimo lavoro per diffondere il progetto tra la gente, in comunità di grandi e piccole dimensioni. Parallelamente all’attività di promozione dell’associazione, però, iniziò a manifestarsi un altro fenomeno, di cui pochi all’inizio si resero conto: il progetto si stava diffondendo in molte parti d’Italia promosso anche da associazioni locali, amministrazioni comunali o gruppi di privati cittadini, con cui l’associazione lombarda non aveva mai avuto alcun rapporto. Gruppi ben organizzati che promuovevano una buona versione del progetto, focalizzandosi sulla sorveglianza informale, la prevenzione passiva e le segnalazioni qualificate alle Forze dell’Ordine (esattamente lo stesso modello proposto dall’associazione, che lo aveva a sua volta mutuato – incluso il logo – dalle esperienze anglosassoni di Neighbourhood Watch).

L’evoluzione del progetto evidenziò il merito (riconosciuto) dell’associazione lombarda di averlo promosso per prima in maniera “organizzata” e richiamò l’attenzione sull’opportunità di mettere in relazione tutte queste realtà di sicurezza partecipata. Difatti, stando ai dati noti all’associazione, il progetto di Controllo di Vicinato si era diffuso in più di trecento comuni ma in molti di questi il numero di famiglie partecipanti era estremamente esiguo rispetto al totale dei residenti. Si rendeva perciò necessario supportare ed incoraggiare le associazioni locali che promuovevano il progetto nei propri territori in uno spirito di collaborazione e apertura – idea che portò ad una divergenza di opinioni tra i fondatori del progetto.

Stante la forte esigenza di evoluzione, prevedendo l’inclusione di tutte le realtà territoriali che, in totale autonomia, si stavano occupando di sicurezza partecipata, due dei predetti fondatori (Leonardo Campanale, allora presidente dell’associazione controllo del vicinato, e Francesco Caccetta, vicepresidente) unitamente ad altri 5 componenti dell’organo dirigente (Mirella Seccafieno, Roberta Bravi, Paolo Ruotolo, Stefano Leprini, Ivan Moro ed il già dirigente Rodolfo Principi)  decisero di dimettersi dall’associazione per proseguire il proprio operato in maniera più inclusiva ed evoluta. Essi si riorganizzarono costituendo la rete associativa “Associazione Nazionale Controllo Di Vicinato (ANCDV)”, con sede a Roma, allo scopo di fungere da rete per cittadini ed associazioni locali, concludendo accordi di partenariato con altre associazione specializzate in specifici aspetti legati alla sicurezza urbana (supporto alle vittime, educazione alla legalità, formazione delle polizie locali, ecc.), offrendo alle pubbliche amministrazioni un supporto qualificato.

Alle predette dimissioni seguirono immediatamente quelle di molte altre persone (comprese diverse personalità del Comitato Scientifico), le quali si unirono al progetto di inclusione approntato dai fondatori della rete nazionale. Fu creata, quindi, una casa comune per ogni realtà di sicurezza partecipata ed inclusione sociale, che portò ad un miglioramento del progetto originario grazie all’organizzazione a rete per l’ampia condivisione delle migliori pratiche di sicurezza partecipata.

Una qualsiasi attività di solidarietà tra vicini può (anzi, dovrebbe) nascere spontaneamente. Nessuno può impedire ad altri di organizzarsi tra vicini di casa per prevenire furti, truffe e reati predatori e di chiamarsi “Controllo di Vicinato” o in qualunque altro modo. Ciò che conta è la sostanza, non un’immagine o un nome.

Un solo logo per il Controllo di Vicinato?

In questi anni abbiamo assistito alla nascita policentrica di molti progetti di Controllo di Vicinato, ed al conseguente proliferare di numerosi cartelli segnaletici, di diversa foggia e dimensione. Siamo convinti che tale circostanza rappresenti un valore aggiunto perché, è risaputo, le diversità sono un valore da incentivare, non un problema da demonizzare. In tal senso, ANCDV supporta tutte le realtà di Controllo di Vicinato, a prescindere dalla loro filiazione o dal logo utilizzato. Le comunità e le Amministrazioni comunali, sono libere di utilizzare il logo che più desiderano, anche creandone uno proprio. A tal fine, ANCDV ha deciso di realizzare un’immagine interamente ispirata e tratta da quella originaria ideata per il Neighbourhood Watch anglosassone, diffusa già a partire dagli anni ’70.

Logo Cartelli 150 dpi    NHW Roundel Logo Badge CMYK Final

Essa è utilizzata per i cartelli segnaletici che le comunità sono libere di utilizzare o meno, a prescindere dal supporto ricevuto. Tale logo è distribuito con licenza Creative Commons, Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale e chiunque lo può utilizzare per le attività di Controllo di Vicinato.

Autonomia dei gruppi

In Italia esistono molte realtà in cui sono presenti gruppi di residenti che svolgono attività di controllo di vicinato. Alcuni sorti spontaneamente, altri nati con il supporto di associazioni o amministrazioni. In ogni caso, tutte svolgono attività di sorveglianza e prevenzione passiva, seguendo i principi teorici della “prevenzione situazionale”, principi ripresi nei protocolli firmati tra prefetture e comuni in cui sono presenti questi gruppi.

Per quanto ne sappiamo, a prescindere dalla filiazione, i gruppi CDV non hanno alcun rapporto associativo o gerarchico con le associazioni o le amministrazioni da cui hanno ricevuto o ricevono supporto. Ed è giusto che sia così. I gruppi di Controllo di Vicinato sono, in sostanza, un’esperienza fatta direttamente dai cittadini (e per chi ha familiarità col progetto sa che non potrebbe essere diversamente). I gruppi non dovrebbero subire interferenze nelle loro attività operative e di sorveglianza dei loro spazi privati, né da parte delle associazioni né da parte delle amministrazioni. Il comun denominatore di tutte queste realtà è il sodalizio di persone volenterose, cittadini attivi che, a prescindere dal proprio pensiero politico o credo religioso, si confrontano e lavorano insieme per il bene comune: la sicurezza della propria comunità.

Controllo di Vicinato e politica

Il Controllo di Vicinato è un progetto per “persone”, un’attività della gente, che non può e non deve essere soggetto ad alcuna strumentalizzazione politica. Il progetto è nato per unire le comunità nella prevenzione della microcriminalità, non per dividerle. Il ruolo delle amministrazioni comunali è molto chiaro: sostenere i gruppi di vicinato, favorendone la costituzione, mettendo a disposizione spazi per gli incontri formativo-informativi, incoraggiando il dialogo tra cittadini e Forze dell’Ordine. Il ruolo delle associazioni: diffondere l’informazione sul progetto, fornire percorsi formativi a chi vi aderisce e supportare le amministrazioni comunali nel loro sforzo di favorire la costituzione dei gruppi CDV.

Impegnarsi politicamente a livello locale rappresenta solamente un altro modo di servire la propria comunità. I coordinatori dei gruppi CDV hanno, chiaramente, il diritto di svolgere attività politica (diritto costituzionalmente garantito, così come quello di libertà associativa) senza che ciò rappresenti un conflitto di ruoli. Nello svolgimento delle proprie attività CDV, i coordinatori dovranno essere capaci di mettere da parte le proprie convinzioni politiche e collaborare apertamente con altri coordinatori dalle opinioni politiche differenti. Il CDV non appartiene ad alcuna formazione politica. Il bello del progetto sta proprio nella totale collaborazione tra residenti, disinteressata ed inclusiva, che si esplica in coesione sociale finalizzata alla risoluzione di problemi comuni.

Esistono diverse forme di aggregazione per lo svolgimento di attività di controllo sociale del territorio e nessuna di queste dovrebbe essere in competizione con le altre ma, al contrario, si dovrebbe lavorare tutti per il medesimo fine: contrastare la microcriminalità